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Benefici

Sviluppo socio-affettivo

Riduce la frustrazione (sia del bambino che dei genitori)

Quelli che comunemente chiamiamo “capricci” sono episodi che derivano spesso dal fallimento della comunicazione da parte dei bambini. Infatti, anche i bambini molto piccoli hanno bisogni e desideri che non sempre riescono ad esprimere in modo corretto. Indicano, piangono, producono un “Ah Ah Ah” per comunicarci qualcosa che spesso non riusciamo a cogliere. Questo li porta a sentirsi frustrati e di conseguenza a mettere in atto comportamenti di collera o di pianto. Con i segni i bambini potranno finalmente dirci chiaramente quello che vedono, desiderano o sentono senza innervosirsi. Il beneficio si estenderà in questo modo anche ai genitori, diminuendo la frustrazione che loro stessi provano nel veder il loro piccolo in difficoltà e non saperlo aiutare. (Vallotton, 2011).

Rinforza il legame genitore-bambino

Come osservato, grazie all’uso dei segni la comunicazione diventa più efficace: il numero delle interazioni positive tra il genitore ed il bambino aumentano e quelle negative diminuiscono. Si registra inoltre, una maggior frequenza delle interazioni visuali e tattili (Gongora, 2009). I genitori, come confermato dai questionari, riferiscono di conoscere meglio il proprio bambino e di sentirsi più legati a lui da quando usano i segni (Vallotton, 2005).

Favorisce l’autocontrollo delle emozioni e dei comportamenti

La lingua offre un set di strumenti mentali per l’autoregolazione: ci permette infatti di riflettere e modificare il nostro comportamento. Si è visto che all’età di 3 anni i bambini verbalizzano i loro pensieri “pensando ad alta voce” ed in questo modo si autoregolano. Le ultime ricerche hanno dimostrato che i segni infantili forniscono ai bambini preverbali, la possibilità di partecipare attivamente alla loro auto-regolazione (Vallotton, 2008).

Inoltre i bambini sono capaci di usare i segni per descrivere le loro emozioni e quelle degli altri (empatia). I segni ci rivelano una comprensione sofisticata del mondo socio-emotivo dei bambini preverbali (Vallotton, 2009).